Caduta dei capelli da stress: quanto dura e cosa fare

Non arriva all’improvviso, arriva dopo, prima c’è il periodo difficile: il lavoro che esplode, la relazione che si rompe, un lutto, un trasloco, mesi in cui dormi poco e mangi peggio del solito. Lo attraversi, lo superi, e quando finalmente le cose si stabilizzano pensi di essertela cavata.

Poi, due o tre mesi dopo, inizi a trovare più capelli sul cuscino. Sul lavandino. Tra le dita quando ti lavi la testa. E non capisci perché proprio adesso, quando il momento peggiore è già passato.

Questo sfasamento temporale è la cosa più disorientante della caduta da stress. E nello stesso tempo è la chiave per capirla davvero.

Indice:

Perché i capelli cadono dopo, non durante

Il corpo umano ha un sistema di priorità. Quando è sotto pressione intensa, concentra le risorse sulle funzioni essenziali per la sopravvivenza. I capelli non rientrano in quelle funzioni. Quindi i follicoli piliferi rallentano o si fermano, entrando in una fase di riposo anticipata chiamata telogen.

Il problema è che questo non si vede subito. Il capello che entra in fase telogen oggi non cade domani. Rimane attaccato al follicolo per settimane, a volte per mesi, prima di cadere. E quando cade, lo fa tutto insieme con gli altri follicoli che avevano subito lo stesso rallentamento nello stesso periodo.

Il risultato è una caduta improvvisa e abbondante che arriva quando lo stress sembra già superato. Si chiama effluvio telogen, ed è una delle forme di caduta più comuni e al tempo stesso più fraintese.

Il dato che spaventa di più è la quantità. In una giornata normale si perdono tra i 50 e i 100 capelli. Durante un effluvio telogen si può arrivare a 300 o anche più. Non è un numero che si conta, è un numero che si percepisce: sul pettine, nella doccia, sul cuscino. È difficile ignorarlo.

Quanto dura

La domanda che mi viene posta più spesso è questa: quanto dura?

La risposta onesta è che dipende. Dipende dall’intensità e dalla durata dello stress che l’ha scatenato, dalla condizione generale dell’organismo, dalla presenza o meno di altri fattori sovrapposti.

In un caso tipico, senza complicazioni, l’effluvio telogen si esaurisce in tre-sei mesi. Passata la fase acuta, i follicoli tornano in fase di crescita e la densità si recupera gradualmente. Non è un processo rapido, ma è un processo completo: i capelli ricrescono come prima.

Il problema è quando lo stress non è un evento isolato ma una condizione cronica. Quando la pressione non finisce mai davvero, quando si vive in uno stato di allerta permanente, i follicoli non hanno mai il tempo di tornare a regime. In questi casi la caduta si prolunga ben oltre i sei mesi e inizia ad assomigliare a qualcosa di strutturale.

C’è anche un’altra complicazione che vedo spesso: lo stress scatena l’effluvio telogen in una persona che aveva già una predisposizione genetica al diradamento. Il processo biologico sottostante esisteva, ma era lento e poco visibile. Lo stress lo accelera, lo rende evidente. E quando l’effluvio si esaurisce, il diradamento genetico rimane.

Per questo è importante non liquidare tutto come “è lo stress, passa”. Bisogna osservare cosa succede dopo.

I segnali che distinguono un effluvio da qualcosa di più

Un effluvio telogen da stress ha caratteristiche precise che lo distinguono da altre forme di caduta.

La caduta è diffusa su tutto il cuoio capelluto, non localizzata in zone specifiche. I capelli che cadono hanno quasi sempre il bulbo bianco visibile alla radice, segno che hanno completato la fase telogen. La riga non si allarga, la densità complessiva si riduce uniformemente. E soprattutto, se la causa è stata eliminata, la caduta tende a rallentare da sola.

Se invece noti una riga che si allarga progressivamente, zone di rarefazione localizzate, o capelli che ricrescono più sottili di quelli caduti, non stai guardando solo un effluvio. Stai guardando qualcosa che merita una valutazione più approfondita, perché potrebbe esserci una componente di alopecia androgenetica che lo stress ha reso visibile.

Vale la pena anche verificare i valori di ferritina. La caduta da stress e la caduta da carenza di ferro hanno un aspetto molto simile, e spesso coesistono, perché i periodi di stress intenso coincidono spesso con periodi di alimentazione irregolare. Un semplice esame del sangue può chiarire se c’è una componente nutrizionale da correggere in parallelo.

Cosa fare concretamente

La prima cosa da fare, e lo dico sapendo che sembra ovvia, è eliminare o ridurre la fonte di stress. Non c’è integratore o trattamento che funzioni se la causa è ancora attiva.

Detto questo, ci sono cose concrete che supportano il recupero.

Il sonno è il primo. Durante il sonno profondo il corpo ripara i tessuti e riequilibra i livelli ormonali. Un sonno cronicamente insufficiente mantiene il corpo in uno stato di allerta che prolunga l’effluvio.

L’alimentazione conta più di quanto si pensi in questo contesto specifico. Non si tratta di seguire diete particolari, ma di assicurarsi un apporto proteico adeguato, perché i capelli sono fatti di cheratina, una proteina, e in periodi di stress il fabbisogno proteico aumenta. Carni, legumi, uova, pesce: non è un dettaglio cosmetico, è una necessità biologica.

Evitare di aggiungere stress meccanico al cuoio capelluto in questa fase è altrettanto importante. Phon troppo caldi, piastre, trattamenti chimici aggressivi, lavaggi quotidiani con shampoo detergenti forti: tutto questo si somma a un sistema già sotto pressione.

Il momento in cui l’attesa diventa controproducente

La maggior parte degli effluvii si risolve. Ma non tutti.

E anche quando si risolvono, lasciano a volte una densità leggermente ridotta rispetto a prima, soprattutto in chi aveva una predisposizione sottostante. Aspettare che tutto torni esattamente come prima, a volte, significa aspettare qualcosa che non tornerà.

Riconosco questo momento nelle persone che vengono da me dopo mesi di attesa. Hanno aspettato che passasse la stagione, poi che finisse lo stress, poi che gli esami tornassero nella norma. E nel frattempo il diradamento si è stabilizzato su un livello che non li soddisfa.

In quel momento la conversazione cambia. Non si parla più di cause, si parla di come gestire la situazione presente. Ed è lì che ha senso approfondire cos’è il patchcutaneo® e capire se può essere una risposta concreta per quella persona specifica.

Non come resa. Come scelta pragmatica di chi ha capito che il problema biologico ha i suoi tempi, e nel frattempo vuole riprendere il controllo della propria immagine. I benefici del patch cutaneo in questi casi non sono solo estetici: c’è una componente psicologica concreta nel non dover più pensarci ogni mattina davanti allo specchio.

Se stai valutando questa strada, ti consiglio di leggere anche quali sono le controindicazioni del patch cutaneo per avere un quadro completo e capire se la tua situazione specifica è compatibile.

Lo stress passa. I capelli, nella maggior parte dei casi, tornano. Ma non sempre aspettare è la scelta più intelligente.

Fabrizio Labanti
Autore
Fabrizio Labanti
Fabrizio Labanti è un innovatore nel settore tricologico, inventore del patchcutaneo® e hair designer con oltre vent'anni di esperienza. Autore del libro "Quel maledetto nemico chiamato Calvizie", Fabrizio affronta con approccio empatico e innovativo il tema della calvizie, dimostrando che è possibile superarla con dignità e sicurezza.