La stempiatura è una delle prime forme di perdita dei capelli che si manifestano negli uomini, e una delle più difficili da affrontare psicologicamente proprio perché cambia il contorno del viso in modo visibile. La domanda che quasi tutti si fanno, prima o poi, è se è possibile far ricrescere quei capelli. La risposta dipende da cosa sta causando la perdita e da quanto è avanzata.

Indice:
Perché le tempie arretrano
Prima di capire se e come si può intervenire, è utile capire perché succede. Nella grande maggioranza dei casi, la stempiatura è causata dall’alopecia androgenetica, la forma genetica di perdita dei capelli che colpisce sia gli uomini che, in misura minore, le donne. I follicoli nelle zone temporali sono particolarmente sensibili agli androgeni, e in chi ha una predisposizione genetica si miniaturizzano progressivamente fino a smettere di produrre capelli.
Questo processo è diverso dalla caduta da stress, dalla caduta post-partum o dalla caduta stagionale, che sono tutte temporanee e tendono a risolversi da sole. L’alopecia androgenetica è progressiva e permanente: senza un intervento attivo, i follicoli non si riprendono.
La distinzione è importante perché cambia radicalmente le aspettative su cosa si può ottenere con i trattamenti. Chi perde le tempie per cause temporanee ha ottime probabilità di vederle ricrescere. Chi le perde per cause genetiche deve fare i conti con una situazione diversa.
I trattamenti medici che possono aiutare
Per l’alopecia androgenetica esistono due farmaci approvati e con prove scientifiche di efficacia: il minoxidil e la finasteride. Nessuno dei due garantisce la ricrescita nelle zone già completamente prive di capelli, ma entrambi possono rallentare la progressione e, in alcuni casi, stimolare una parziale ricrescita nelle aree in cui i follicoli sono ancora attivi anche se miniaturizzati.
Il minoxidil si applica direttamente sul cuoio capelluto ed esiste sia in formulazione topica che orale. Funziona meglio sulle zone di diradamento che sulle zone completamente calve, e richiede un uso continuativo: se si smette, i capelli eventualmente recuperati si perdono di nuovo nel giro di pochi mesi.
La finasteride è un farmaco orale che agisce riducendo i livelli di DHT, l’ormone responsabile della miniaturizzazione dei follicoli. È efficace soprattutto nel rallentare la progressione della perdita e nel mantenere i capelli nelle zone ancora coperte. Ha effetti collaterali documentati, anche se non frequenti, che è importante discutere con un medico prima di iniziare.
Entrambi i farmaci richiedono tempo: i risultati, se ci sono, si valutano dopo almeno 6-12 mesi di uso continuativo. Chi si aspetta risultati in poche settimane rimarrà deluso.
Le terapie complementari: PRP e laser
Negli ultimi anni si sono diffuse terapie complementari che vengono proposte per contrastare la perdita dei capelli nelle zone temporali. Le più comuni sono il PRP (Plasma Ricco di Piastrine) e la terapia laser a basso livello.
Il PRP prevede il prelievo di sangue del paziente, la centrifugazione per concentrare le piastrine e la reiniezione nel cuoio capelluto. Alcune ricerche mostrano risultati positivi nel rallentare la caduta e stimolare i follicoli ancora attivi, ma le prove scientifiche sono ancora limitate e i risultati variano molto da persona a persona.
La terapia laser a bassa intensità, disponibile sia in centri specializzati che in dispositivi domestici, agisce stimolando il metabolismo cellulare dei follicoli. Anche qui le prove sono parziali, i risultati sono modesti e dipendono molto dallo stadio della perdita.
Nessuna di queste terapie è una soluzione definitiva per la stempiatura. Possono essere utili come supporto in combinazione con i farmaci, ma da sole raramente producono risultati significativi nelle zone temporali già avanzate.
Il trapianto di capelli sulla stempiatura
Il trapianto è l’unico intervento che può effettivamente riportare capelli in una zona della testa dove non crescono più. I follicoli vengono prelevati dalla zona donatrice, tipicamente la parte posteriore e laterale della testa dove i capelli sono resistenti agli androgeni, e reimpiantati nella zona temporale.
I risultati di un trapianto ben eseguito sulla stempiatura possono essere molto soddisfacenti, ma ci sono variabili importanti da considerare. I capelli trapiantati crescono lentamente e i risultati definitivi si valutano dopo 12-18 mesi. Non tutti i follicoli attecchiscono. E soprattutto, il trapianto non ferma la progressione della perdita nelle zone circostanti: chi ha una calvizie progressiva potrebbe ritrovarsi con le tempie ripristinate ma con nuove aree di perdita altrove.
Prima di considerare il trapianto è importante conoscere sia i rischi e le complicazioni che le controindicazioni specifiche che possono rendere l’intervento non indicato per alcune persone.
Quando la ricrescita non è più possibile
C’è un punto oltre il quale i follicoli nelle zone temporali sono definitivamente persi. I follicoli miniaturizzati possono rispondere ai trattamenti se sono ancora vitali, anche se producono capelli molto fini. Quelli completamente atrofizzati, invece, non rispondono a nessun trattamento medico e non possono essere riattivati.
Come capire in quale situazione ci si trova? La valutazione si fa con una tricoscopia o un esame del cuoio capelluto, che permette di vedere lo stato dei follicoli nelle zone interessate. Un medico dermatologo o un tricologo può fare questa valutazione e indicare se esiste ancora un margine di risposta ai trattamenti o se i follicoli sono ormai inattivi.
Sapere in quale situazione ci si trova è il punto di partenza per qualsiasi decisione. Investire mesi in trattamenti farmacologici su follicoli ormai inattivi è tempo e denaro perso.
Le soluzioni quando la ricrescita non è più un’opzione
Quando i follicoli temporali sono definitivamente persi e i trattamenti medici non producono risultati, ci sono due strade principali: il trapianto di capelli o una soluzione non chirurgica come il patchcutaneo®.
Il trapianto, come detto, richiede tempo, ha un costo significativo e non offre certezze assolute sul risultato. Il patchcutaneo® è una soluzione diversa: non restituisce capelli che ricrescono da soli, ma copre l’area di stempiatura con un dispositivo costruito su misura, con capelli naturali europei, che si integra con i capelli esistenti in modo praticamente invisibile.
La differenza principale tra le due soluzioni non è solo tecnica: è anche una questione di tempistiche e certezza del risultato. Con il patchcutaneo® il risultato è visibile dal primo giorno. Con il trapianto si aspetta un anno e mezzo senza sapere esattamente come andrà. Per capire nel dettaglio cosa cambia tra i due approcci, l’articolo sulla differenza tra trapianto di capelli e patchcutaneo® mette a confronto i due percorsi su tutti i parametri rilevanti.
Chi è già stato attraverso un tentativo di trapianto senza i risultati sperati può trovare utile leggere cosa fare in caso di trapianto di capelli fallito, che spiega le opzioni disponibili in quella situazione specifica.
Cosa non funziona: falsi miti sulla ricrescita
Il mercato dei prodotti per la ricrescita dei capelli è pieno di promesse che non hanno nessuna base scientifica. Vale la pena nominarle per evitare di perdere tempo e denaro.
Gli shampoo “anticaduta” non fanno ricrescere i capelli. Possono avere un effetto lieve sul cuoio capelluto e sulla salute dei capelli esistenti, ma non agiscono sui follicoli miniaturizzati e non invertono la stempiatura.
Gli integratori alimentari, da soli, non producono ricrescita nelle zone temporali. Il deficit nutrizionale può aggravare la caduta, quindi correggere eventuali carenze è utile, ma assumere integratori su un cuoio capelluto sano non produce risultati visibili sulle tempie.
I rimedi naturali, dall’olio di ricino all’olio di rosmarino, non hanno prove scientifiche sufficienti per essere considerati trattamenti efficaci per l’alopecia androgenetica. Alcune ricerche preliminari esistono per certi ingredienti, ma siamo lontani da prove robuste e dai risultati che i produttori tendono a promettere.
FAQ
Dipende dalla causa e dallo stadio della perdita. Se i follicoli sono ancora attivi ma miniaturizzati, trattamenti come il minoxidil o la finasteride possono stimolare una parziale ricrescita. Se i follicoli sono definitivamente inattivi, la ricrescita spontanea non è possibile e le opzioni sono il trapianto o una soluzione non chirurgica come il patchcutaneo®.
I risultati, se ci sono, si valutano dopo almeno 6-12 mesi di uso continuativo. Nelle prime settimane di utilizzo può comparire un aumento temporaneo della caduta, che è normale e non indica che il prodotto non funziona. Chi interrompe l’uso perde i benefici ottenuti nel giro di pochi mesi.
In caso di alopecia androgenetica, senza un intervento farmacologico la progressione continua. Non esistono metodi naturali con prove scientifiche robuste in grado di fermare stabilmente la stempiatura da cause genetiche.
I capelli trapiantati sono definitivi perché provengono da zone resistenti agli androgeni. Ma il trapianto non ferma la progressione della perdita nelle altre aree del cuoio capelluto. Chi continua a perdere capelli nelle zone non trattate può ritrovarsi a dover valutare ulteriori interventi nel tempo.
Non esiste un’età fissa, ma la maggior parte dei chirurghi sconsiglia di operare su pazienti molto giovani, con la perdita ancora in fase attiva e progressiva. Aspettare che la situazione si stabilizzi permette di pianificare meglio il trapianto e riduce il rischio di dover ripetere l’intervento in futuro.
Sì. Il dispositivo si costruisce esattamente sulla forma e le dimensioni dell’area di perdita, che può essere solo la stempiatura bilaterale o anche solo una delle due tempie. Si integra con i capelli esistenti e il risultato è una chioma completa senza nessuna differenza visiva tra l’area coperta dal patch e quella naturale.